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venerdì, 09 maggio 2008
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Un calendario è sempre utile perchè a volte si perde la cognizione dello spazio e del tempo...
Mi ricordo di quella volta che, ero con sir Lancillotto, in un villaggio dove ci avevano indicato vivesse un contadino proprietario di una botte di oltre duecento anni, che aveva disegnatosul fondo interno il percorso che il Grall aveva fatto...
Dunque dicevo,...
Eravamo in questo paesino e mentre giravamo raccogliendo notizie circa la mappa del Grall, uno stuolo di ragazzini fece capannello, incuriositi dall'armatura scintillante del giovine Lancillotto.
Mille le loro domande mille le risposte di Lancillotto.
Lo guardavo estasiato e non mi capacitavo di come quel cavaliere amorevolmente si intratteneva con quello stuolo di ragazzini, nonastante avesse in cuore la ricerca della mappa e compiaciuto continuavo ad ascoltare.
Lo avrei fatto all'infinito se la squilla non avesse dato il suo segnale ai forestieri che intendevano uscire dalle mura in modo che si potessero appressare alle porte del paese.
Per un suon di squilla non rimanemmo prigionieri quella notte nel paese della mappa che non c'è!
Artù sovrano di Camelot
postato da: artudacamelot alle ore 19:00

sabato, 26 aprile 2008
Perceval detto il Gallese, nobile cavaliere della Tavola Rotonda.
Perceval, era così attratto dalla cavalleria che ogni ostacolo sormontò per giungere alla mia corte.La Madre Madonna Picca, escogità ogni stratagemma per tenerlo lontano da questa sua passione. Così dopo mille piripezie, che vi racconterò una sera davanti al fuoco del camino della sala della tavola rotonda davanti ad un prosecco, il giovane si recò alla corte mia corte, per ricevere una vera educazione cavalleresca e la conseguente nvestitura. Fu proprio sulla strada del ritorno dal castello del re Pescatore., dove i giovani cavalieri venivano addestrati alla purezza del cuore, che ha la rivelazione del Graal .Di qui parti il suo ulteriore convincimento, la sua lunga ricerca interiore per penetrare il mistero del Graal. Scoprì la colpa, il pentimento e il senso della propria vita. Il giovane Percival, figlio di stirpe eletta e ignaro del mondo, era decisamente destinato ad ascendere alla purezza spirituale.Per la sua giovane età commette in buona fede una serie di fatali errori, tra cui quello di non domandare per pietà ad Anfortas, re del Graal. L'orgolio gli costò caro e fu la causa del suo male, sprofondò in uno stato angoscioso di dubbio, che investe anche la bontà di Dio. Me ne parlò da buon cavaliere fedele e fu così che lo inviai, accompagnato da Merlino, a ricevere gli insegnamenti dell'eremita Trevrizent, che lo accolse come un figlio e con il suo esempio di umiltà e rettitudine e la sua propensione per l'ascesi, lo ricondussero sulla via dell'umiltà e della grazia che lo ricongiungeranno con l'amata sposa Condwiramur che per questa ricerca si era sentita abbandonata.nota a margne: Asceso al trono del Graal, egli impersona il perfetto eroe cristiano in opposizione all'altro grande campione del Medioevo germanico, Tristano: il cercatore metafisico di Dio in opposizione al martire dell'amore.
postato da: artudacamelot alle ore 12:04

sabato, 26 aprile 2008
rimando all'articolo clikka sul titolo

La valle dei templari
Il santo gral si trova qui!
La Lucania è stata luogo di sosta e preghiera negli anni delle Crociate. E le numerose testimonianze storiche di questo passato hanno scatenato una caccia al Santo GraalIl Santo Graal si trova in Basilicata! Sono bastati pochi giorni perché questa frase passasse di bocca in bocca, di casa in casa, di paesino in paesino per trasferire nella "magica terra lucana", così definita dall'antropologo Ernesto de Martino, il mito del Graal. Un passaparola spontaneo e appassionato ha così acceso sulla Basilicata i riflettori del dibattito mondiale sul segreto della misteriosa reliquia che, secondo la maggior parte delle fonti storiche, consiste nel calice di Gesù nell'ultima cena e usato per raccogliere il suo sangue dopo la Crocifissione custodito dai Cavalieri Templari e mai ritrovato, argomento riportato all'attualità dal successo editoriale del discusso libro di Dan Brown "Il Codice Da Vinci". Storici, studiosi, turisti e curiosi non hanno resistito alla tentazione e sono approdati in Basilicata dando vita a una vera e propria caccia al tesoro nascosto. La migrazione sulle tracce del Graal si concentra in particolare nei piccoli centri del potentino sparpagliati ai piedi delle Dolmiti Lucane, zona ricchissima di grandi basiliche, caratteristica che intorno al 1150 costituì l'origine del mutamento del nome della regione da Lucania in Basilicata. Il contagioso coinvolgimento della popolazione nella ricerca della preziosa reliquia nelle chiese del territorio è supportata da elementi storici che hanno alimentato la creazione del mito. Primo fra tutti è l'origine lucana di Ugo Dei Pagani, Fondatore dell'Ordine dei Cavalieri Templari nel 1118 che, secondo documenti certificati nel 1600 nel Codice Amarelli, sarebbe nato da Sigilberto ed Emma proprio in Basilicata, per la precisione a Forenza. Le sue spoglie, invece, sono custodite nella chiesa sconsacrata di San Jacopo a Ferrara, nota per la presenza di una misteriosa cripta murata. Dati che, come sottolinea lo studioso Principe Guglielmo Giovanelli Marconi, "portano alla rivalutazione dell'origine italiana dell'Ordine dei Cavalieri del Tempio finora trascurata". L'interesse di studiosi e curiosi si è scatenato intorno alla scoperta di simboli templari presenti nelle chiese dell'area dell'Alto Bradano e in particolare ad Acerenza, Venosa, Castelmezzano, Serra di Vaglio e Lagopesole, villaggi entrati improvvisamente nella mappa delle località legate al mistero del Graal, di fianco a mete più note come Rosslyn Chapel in Scozia e la chieda di Santa Maddalena a Rennes le Château in Francia. Perché furono costruite basiliche così grandi in Lucania rispetto alla popolazione? La convinzione diffusasi a macchia d'olio è che la Basilicata è stata sede strategica e luogo di ristoro morale e spirituale per le truppe partecipanti alla Prima Crociata nel 1095, promossa Papa Urbano II di Cluny che per sei anni soggiornò nella cittadina lucana Banzi, e alla sesta nel 1227 quando l'Arcivescovo della Cattedrale di Acerenza, Padre Andrea collaborò con Federico II per l'organizzazione della spedizione. La prima tappa dell'inedito itinerario è la Cattedrale di Acerenza, la chiesa più grande del territorio capace di ospitare 1200 fedeli per le funzioni, diventata meta irrinunciabile perché sembra nascondere un segreto nella sua cripta restaurata nel 1524 dal Conte Ferrillo Balsa, membro dell'Ordine. "I turisti sono attratti da una finestrella barricata nella cripta da circa 500 anni", racconta Rosalba Bochicchio, guida locale. Ma gli elementi di interesse di questa maestosa chiesa che fu sede arcivescovile dal 1059, anno in cui il Concilio di Melfi sancì l'alleanza tra Vaticano e Normanni del Meridione, sono tanti a partire dall'assenza di croce e dalla presenza, al suo posto, del busto di Giuliano l'Apostata, persecutore dei cristiani (attualmente custodito nella Cattedrale). "L'occhio del turista è incuriosito dalla facciata dove ci sono le sculture di due scimmie in fase di accoppiamento con due donne, simbolo del peccato lasciato fuori dalla chiesa", spiega Rosalba Bochicchio. La sguardo poi si poggia su croci templari sulla facciata e, all'interno, sul sarcofago nella cripta, su un quadro del '500 di Antonio Stabile e sui vari simboli pagani intorno alla misteriosa finestrella, dall'immagine della dea Mefitis a un Gesù in posizione di morte che viene fuori da un calice, al teschio diventato poi simbolo dei pirati, all'agnus dei. La Cattedrale, dedicata al Santo Martire Canio o Canione, nome gaelico che significa "Magnifico Sorvegliante", è stata costruita nel 1080 da Arnaldo, abate di Cluny che era arrivato in Basilicata con i Normanni assieme a Berengario, altro monaco di Cluny, diventato poi Priore della Abbazia di Venosa, detta l'Incompiuta, altra località di questo percorso sulle tracce del Graal (entrambe finanziate da Roberto il Guiscardo). La domanda di tutti è: "Cosa doveva sorvegliare San Canio?" e, con qualche dubbio e tanta curiosità, vanno verso Venosa per scoprire i segreti dell'Incompiuta della Trinità, una delle piu' potenti Abbazie del Sud, nata nel V secolo su un tempio romano e ampliata più volte anche grazie a una donazione del padre di Ugo dei Pagani (1078) e luogo prediletto da Roberto di Guiscardo che vi portò la croce di Costantino nel 1081 mai ritrovata. La terza tappa è Castelmezzano, paesino arroccato tra frastagliate Dolomiti Lucane. Boemondo d'Altavilla, principe d'Antiocchia e primo normanno arrivato in zona scelse per questa località uno stemma che raffigura due cavalieri castelmezzanesi partiti volontari per la Crociata indetta da Papa Giulio II verso la fine del Mille, sotto la guida di Boemonte, Principe di Taranto. Il paesaggio è suggestivo ed è facile scorgere tra la roccia ancora i segni evidenti dei tagli che servirono per esportare la chiesa, nota come Grande Madre, e i resti del fortilizio normanno-svevo con una gradinata stretta e ripida che va verso il cielo. Ma gli elementi maggiormente misteriosi sono custoditi nella Chiesa Madre di S. Maria dove, 13 anni fa, durante i lavori di ristrutturazione, sono stati scoperti una porta segreta e un architrave triangolare che crea una croce templare a otto punte iscritta nella roccia: all'interno di un cerchio circoscrive un altro cerchio e, sull'icona della Madonna con il bambino detta dell'Olmo, una data A.I.D. 1117 e una frase che fa da cornice al dipinto "Hic habtta boam elegie a stlia mtna - salmo 131" (qui abiterò perché l'ho scelto, o stella mattutina). E' una esplicita venerazione della Stella Mattutina tanto cara ai Templari, tramandata di maestro in maestro e che si pronuncia quando si entra in una nuova casa. Il percorso porta a Lagopesole, frazione di Avigliano, dove sorge il Castello Rosso costruito secondo il modello del Krak dei Cavalieri che padroneggia sulla valle dove, fino all'800, vi era un lago poi prosciugatosi.  Il monumento ricorda il castello rosso dei romanzi del Graal situato di fronte una rupe bianca, colore che richiama subito alla mente la "terra bianca" lucana. Il Castello è stato la residenza estiva di Federico II, unica sua abitazione ad avere all'interno una cappella. L'ultima tappa è Serra di Vaglio, nota anche come Serra San Bernardo, il santo che ha dato la "regola" ai Templari. La zona custodisce, nel santuario mariano, i resti delle dea Mefitis, intermediaria tra la vita e la morte, dea delle acque con accesso alle proprietà magiche della fonte dell'eterna giovinezza.Di recente scoperta le origini del fondatore dell'ordine dei templari Ugo De Payen (Ugo Dei Pagani) la cui povenienza non era la Francia, bensì la zona di Acerenza e Forenza.
di Francesca Bellino
La Repubblica(08 giugno 2006)
postato da: artudacamelot alle ore 08:16

domenica, 13 aprile 2008

...Fu proprio durante il viaggio di ritorno dalle terre della siriana Moohabel che Ci accorgemmo di quanto fosse importante per Noi la presenza di almeno un rivolo d'acqua che Ci permettesse non solo di dissetarci e di far riprendere tono ai nostri cavalli che generosamente ci accompagnavano nella ricerca del Grall ma, soprattutto per purificarci ed essere degni di riprendere la ricerca.
La giovane Ginevra era lontana perché lontana era l' adorata Camelot e la regina Ci aveva incantato con quei suoi profondi occhi neri e i suoi denti madreperla e avemmo una profonda "conoscenza biblica", ogni "salmo" possibile fu ripetutamente "recitato" finché spossati, stanchi Ci concedemmo qualche ora di riposo.
L'accampamento, dormiva ancora quella mattina ma il crepitio dei miei passi sulla biada lasciata ai cavalli, fece svegliare di soprassalto Merlino che tuonando come Giove disse che era tempo di riprendere il cammino e di spostarci ancora per le ricerche in un luogo indicatogli dalle stelle di dieci giorni a sud dal posto dove eravamo.
Demmo un calcio ad un ciottolo, per non spaccare il mondo, e seguimmo le indicazioni del mago per essere fedeli alla promessa e all'impegno preso.
Appena fummo oltre il confine siriano improvvisamente come se un sortilegio si fosse appena sciolto, ebbi bisogno di trovare una fonte d'acqua per purificarmi, Merlino mi aveva avvisato che nessuno poteva mettersi serenamente alla ricerca del Grall se avesse anche la sola ombra di una macchia e Noi che di salmi ne avevamo pregati in abbondanza sentivamo il bisogni impellente di lavarci per espiare .
Ci lasciarono solo, come avevamo chiesto, e Ci inoltrammo nel folto di un bosco dove improvvisa una fresca cascata cristallina mi comparve dinnanzi ...
...
postato da: artudacamelot alle ore 13:53

sabato, 05 aprile 2008
Qualcuno mi ha scritto una lettera chiedendomi del perchè ho scelto Artù da Camelot e non un personaggio italiano visto che italiano sono.
rRspondo qui tra queste pagine.
Credo che in Italia non ci siano personaggi leggendari vei e propri, perchè abbiamo una cultura storica e testimoniale molto ricca e fantasiosa che sovrasta di molte spanne anche la fantasticheria leggendaria più fervida.
Mi riferisco a tutti i periodi storici italici a partire dal periodo osco,fino a quello dell'ultimo periodo, passando certamente per i vari imperatori, rivoluzionari, condotieri, re e reucci, per il passator cortese, per Savonarola, per Galileo, per Leonardo, Vespucci, colombo,Marco Polo e così via fino all'ultimo Grillo.
Insomma, siamo troppo affollati di giganti che hanno fatto al storia per avere predilezione per uo solo su cui fare leggende.
Forse possiamo fare leggende sui miti, gnomi, folletti, fate, streghe, ma tendiamo a rimuoverlei come fa Benevento che non conserva se non qualche pallida traccia del mito delle streghe.
postato da: artudacamelot alle ore 22:30

venerdì, 28 marzo 2008
Ricordo che una volta ero a circa due settimane di viaggio da Camelot, nella direzione del nadir.
Subito dopo le terre della selvaggia Euriaclide,che avevamo lasciato proprio al confine.
Ci aveva avvisato dei perigli che avremmo incontrato, di li in avanti, sabbie che magiano, fiumi che annegano, foreste che avvolgono incantano e disperdono; ma eravano destinati da proseguire il nostro viaggio di ricerca, il Grall era la nostra missione.
Dunque...
Quel giorno più che un periglio affrontammo l'amara delusione, per la scoperta che non tutto quello che ci pare bello e buono lo sia per davvero.
All'improvviso, dunque, ci trovammo nello sconfinato campo dei girasoli maestosi.
Erano girasoli con petali di un giallo arancio intenso come mai ne avevo visti, avevano spine così grandi da non permettere a nessuni di avvicinarsi.
Il loro profumo sapeva sfiorare il cuore, ma non erano capaci di donarsi.
Con le spade ci facemmo largo tra loro per crearci un varco, non raccogliemmo nemmeno i semi.
A Camelot non c'è posto per gli egoismi.
Insieme ai cavalieri decidemmo di chiamare quelle terre: La terra dei girasoli dal negato amore.
Artù

postato da: artudacamelot alle ore 08:38

giovedì, 27 marzo 2008
La lotta contro le avversità, sotto qualunque aspetto si presentano è sempre una lotta dura e sacrificante.
Addirittura a volte si fa spossante, tanto pensare che è finita.
Desistere e lasciarsi andare nell'estremo tentativo d'alzare la bandiera bianca, sembra l'unica soluzione.
E' proprio allora, è in quel momento che riesci a sentire che non sei mai stato solo.
E' proprio allora, che la Forza amorevole e provvidente ti è accanto, prendi coraggio , abbozzi un sorriso e hai la sensazione che ti afferri la mano per lasciarti ripartire.
Riparti dabole all'inizio, ma forte e fiducioso ora sai che ce la farai.
ArtùdaCamelot.
postato da: artudacamelot alle ore 23:01

mercoledì, 26 marzo 2008
Nel fitto della conversazione, quando gli animi erano più agitati, un urlo provenne dal promontorio, era morto il settimo gatto di Merlino.
-la vita è un attimo arricciato sulla parete dell'eternità- disse Lancillotto.
Intanto Merlino si stracciava le vesti, non aveva previsto che il gatto fosse morto; era di quello che veramente si addolorava, non per la morte di quel misero gatto spelacchiato che non sapeva catturare neanche un topolino.
Sul campo scese il silenzio, tutti temevano l'ira di Merlino , anche il fuoco si andava timidamente spegnendo, uno ad uno i cavalieri e gli scudieri lasciarono il cerchio per ritirarsi nelle loro tende a guadagnare la notte.

postato da: artudacamelot alle ore 21:07

lunedì, 24 marzo 2008
| AD |
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| 470 |
Ha inizio la rivolta contro i Sassoni, guidata da Ambrogio Aureliano. |
| c 473 |
Nascita di Artù, figlio di Uther Pendragon e di Ygerne. Negli anni della sua gioventù, Artù riceve un addestramento militare nelle file dell'esercito di Ambrogio. |
| 495 |
Morte di Ambrogio Aureliano. Uther Pendragon diventa capo militare dei Britanni. |
| 512 |
Uther muore a Saint Albans.
Artù sconfigge i Sassoni e diventa il leader militare - Ha inizio la ricerca del Santo Graal. |
| 513 |
Artù si sposa con Ginevra, figlia di un capo sassone, Leodegrance, per suggellare il patto di alleanza con quest'ultimo. |
| 516 |
Riprende la guerra contro i Sassoni. |
| 517 |
Artù sconfigge i Sassoni per la dodicesima volta nella battaglia decisiva di Mount Badon. |
| 517-35 |
Periodo di pace e di predominio dei Britanni, che riprendono possesso della valle del Tamigi. |
| 535-37 |
Periodo di lotte interne tra i Britanni, causate dalle ambizioni di Mordret, nipote di Artù, di ottenere la supremazia.
Nella battaglia di Camlann Artù viene ferito a morte |
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postato da: artudacamelot alle ore 18:29

lunedì, 24 marzo 2008
Agravano fratello di Ser Galvano e nipote di re Artù. Altachiara la spada di Lancillotto. Artù re di Bretagna, figlio di Uter Pendragon e Igraine. Ban re di Benoic, alleato di re Artù e padre di Lancillotto. Baudemagu re, padre di Meleagant il Crudele. Boro di Gannes re di Gannes, fratello di Ban di Benoic, alleato di Artù e padre di Lionello e Boro il casto. Boro il Casto figlio di re Boro, fratello di Lionello, cugino di Lancillotto e cavaliere della Tavola Rotonda. Brandile fedele di re Artù, cavaliere della Tavola Rotonda. Brian fedele di re Artù, cavaliere della Tavola Rotonda. Calogrenant fedele di re Artù, cavaliere della Tavola Rotonda. Caradoc nobile, fratello di Ser Turquin, ucciso da Lancillotto. Carados cavaliere della Tavola Rotonda, ucciso a Camlann Carot fedele di re Artù, cavaliere della Tavola Rotonda. Claudas re della Terra Deserta, usurpatore dei regni di Benoic e di Gannes, uccisore di re Ban e di re Boro. Dama del Lago nobildonna, esperta nell'arte della magia, che rapisce ed alleva Lancillotto. Ector nobile cui Merlino affida Artù neonato che alleva fino alla conquista del trono. Elaine figlia di re Pelles, sposa di Lancillotto e madre di Galahad. Eneide figlia di un modesto vassallo, sposa di Erec. Erec figlio di re Lac, sposo di Eneide e cavaliere della Tavola Rotonda. Escalot (damigella di): figlia del signore di Escalot, chiede a Lancillotto di essere il suo campione nel torneo di Winchester. Escalot (signore di): padre della damigella di E.; ospita Lancillotto. Esclados detto il Rosso, signore della fontana magica, primo marito di Laudina. Estor delle Paludi nobile cavaliere della Tavola Rotonda, legato da vincoli di fedeltà a Lancillotto. Estragore (re di): padre dell'unica donna di Boro il Casto, cugino di Lancillotto. Excalibur la spada magica di re Artù. Fergus vassallo di re Artù. Gaheris soldato di re Ban di Benoic, porta in salvo il piccolo Lancillotto e sua madre. Galahad figlio di Elaine e Lancillotto, cavaliere della Tavola Rotonda. Galassin scudiero di Erec, Ivano, Lancillotto e poi cavaliere. Galeotto Signore delle Isole Lontane, amico ed alleato di Lancillotto. Galvano nipote di re Artù, figlio di re Lot d'Orcanie e di una sorellastra del re, cavaliere della Tavola Rotonda. Ginevra figlia del re di Carmelide, moglie di re Artù. Harpin della montagna gigante malvagio ucciso da Ivano. Idiero nobile cavaliere figlio di Nut. Detto anche l'Arrogante. Igraine moglie del duca di Tintagel e poi sposa di Uter Pendragon e madre di Artù e di Morgana la Fata. Ivano (Yvain ou le chevalier au lion). Detto il Grande, figlio di re Uriele di Gorre, cavaliere della Tavola Rotonda.
Poema di Chrétien de Troyes, pubblicato intorno al 1177. L'opera, tipico esempio di poesia cortese, narra la storia di Ivano, cavaliere alla corte di re Artù, che dopo innumerevoli avventure, sempre accompagnato da un leone cui ha salvato la vita, torna a implorare il perdono della sposa sdegnata per la sua lunga assenza. La vicenda è narrata anche in un racconto gallese del sec. XIII e in un poema del tedesco Hartmann von Aue pubblicato verso il 1202. Keu figlio di Ser Ector, amico d'infanzia di re Artù e siniscalco presso la sua corte. Lac re di Estregalles, padre di Erec. Lancillotto del Lago (fr. Lancelot du Lac), cavaliere della Tavola Rotonda, figlio di re Ban di Benoic.
Nel poema di Chrétien de Troyes, Lancelot ou le chevalier à la charrette, e in un rimaneggiamento in prosa del 1225 egli è l'amante di Ginevra, moglie di re Artù, e impersona il perfetto eroe cavalleresco, capace di conciliare amore e valore e infine pronto a ritornare a vita cristiana, alla fine dei suoi giorni. Nella letteratura tedesca s'ispira alla figura di L. il poema Lanzelet (ca. 1195) di Ulrich von Zatzikhoven, dallo stile piuttosto rozzo e in cui manca l'aspetto più significativo della storia, e cioè il Minnedienst (servizio d'amore) dell'eroe nei confronti di Ginevra. Laudina moglie di Esclados il Rosso e poi moglie di Ivano. Laura damigella della regina Ginevra. Lionello cavaliere della Tavola Rotonda, figlio di re Boro di Gannes, cugino di Lancillotto e fratello di Boro. Lohengrin eroe leggendario del ciclo brettone del Graal. Figlio di Parsifal, per ordine di re Artù L. accorre in aiuto della giovane duchessa Elsa di Brabante, giungendo dal mare su una nave tirata da un cigno. Diventato sposo di questa, è costretto ad abbandonarla quando essa esige di conoscere l'origine misteriosa di lui. L., cavaliere puro e perfetto, privo di concreta umanità, è l'estrema spiritualizzazione della fede medievale nella giustizia divina. Lot d'Orcaine re d'Orcaine, capo degli undici re ribelli ad Artù e padre di Galvano ed Agravano Lunetta damigella di Laudina e dama di Galvano. Marcus consigliere di Uter Pendragon che accompagna nel castello del duca di Tintagel Meleagant figlio di re Baudemagu, nemico di Artù ed ucciso da Lancillotto. Meliot di Logris nobile cavaliere ferito e salvato dall'intervento di Lancillotto. Merlino grande mago, figlio di una virtuosa fanciulla e del Diavolo, amico e consigliere di re Artù all'inizio del suo regno. Nelle opere moderne è assurto a simbolo della natura umana, contesa tra bene e male. Mordrain antico re, condannato ad avere una ferita aperta fino a che il cavaliere predestinato non gliela guarisca, permettendogli cosi' di morire in pace. Detto anche il Re Magagnato. Mordret figlio illegittimo di re Artù. Verrà ucciso dal padre e morrà uccidendolo a sua volta. Morgana detta anche la Fata, sorellastra di re Artù. Menzionata da Goffredo di Montmouth nella Historia regum Britanniae e compresa tra i personaggi dei romanzi della Tavola Rotonda, nei quali le è assegnato il ruolo di
amica o anche di sorella del re Artù. Morganor re alleato di Artù contro gli undici re ribelli. Moroldo cavaliere della Tavola Rotonda. Nera Spina (damigella della): figlia del signore della Nera Spina, oppressa dalla sorella, chiede aiuto e viene difesa da Ivano. Nohant (damigella di): nobile donzella, oppressa dal re del Nothumberland. Difesa da Lancillotto. Nothumberland (re del): re malvagio, oppressore della damigella di Nohant. Nut nobile, padre di Idiero, il cavaliere vinto da Erec. Paretal nobile consigliere di re Uther Pendragon. Pelles re padre di Elaine, moglie di Lancillotto. Perceval detto il Gallese, nobile cavaliere della Tavola Rotonda.
Perceval, attratto dalla cavalleria nonostante le cure della madre per tenerlo lontano, si rechi alla corte di re Artù per ricevere educazione e investitura. Sulla strada del ritorno ha la rivelazione del Graal nel castello del re Pescatore. Di qui parte la sua lunga ricerca per penetrare il mistero del Graal e scoprire la colpa, il pentimento e il senso della propria vita. Il giovane P., rampollo di una stirpe eletta e ignaro del mondo, destinato ad ascendere alla purezza spirituale, commette in buona fede una serie di fatali errori, tra cui quello di non domandare per pietà ad Anfortas, re del Graal, la causa del suo male, e sprofonda in uno stato angoscioso di dubbio, che investe anche la bontà di Dio. Solo gli insegnamenti dell'eremita Trevrizent lo ricondurranno sulla via dell'umiltà e della grazia e lo ricongiungeranno con l'amata sposa Condwiramur. Asceso al trono del Graal, egli impersona il perfetto eroe cristiano in opposizione all'altro grande campione del Medioevo germanico, Tristano: il cercatore metafisico di Dio in opposizione al martire dell'amore. Peredur cavaliere della corte di re Artù, la cui storia leggendaria è narrata nel racconto medievale di Peredur ab Evrawc (compreso nei mabinogion). Sagremor cavaliere della Tavola Rotonda. Saraide damigella al servizio della Dama del Lago, porta in salvo i piccoli di Lionello e Boro. Solamore la spada di Ivano. Tintagel (duca di): vassallo di re Uther Pendragon e primo marito di Igraine. Turquin nobile nemico di re Artù, sconfitto da Lancillotto. Ulfio scudiero, amico di Galassin. Uriele di Gorre re di Gorre, padre di Ivano Uther Pendragon padre di Artù, re di Bretagna. Valiant (in it. Principe Valentino), P. è il giovane erede del trono di Thule che si muove e agisce in un alto Medioevo idealizzato secondo i canoni della "fantasia eroica". Vortinger re usurpatore del trono di Bretagna, che spettava invece a Uther Pendragon dal quale viene sconfitto
postato da: artudacamelot alle ore 18:27

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